Museopedia

Bottiglia di Leyda

La bottiglia di Leyda è formata da una giara di vetro coperta nei tre quarti dell’altezza, sia dentro che fuori, di foglie di stagno. La ceralacca impedisce il passaggio dell’umidità all’ interno del contenitore di vetro. Il collo è chiuso da un turacciolo di legno, attraversato da una bacchetta di ottone nichelato che inferiormente comunica con l’armatura interna e sopra termina con una pallina dello stesso metallo detto bottone. La bottiglia poggia su una base di legno che funge da isolante. Se si collega la bottiglia di Leyda con una macchina elettrostatica si comporta come un condensatore cilindrico accumulando energia elettrica.

Approfondimento

La bottiglia di Leida è un antico contenitore che può essere considerato il prima condensatore elettrico della storia. Essa prende il nome dalla città di origine dell’inventore, il fisico olandese Pieter van Musschenbroek, che lo presentò alla comunità scientifica internazionale nel 1746, battezzandolo con il nome della propria città, Leida, sede dell'università presso la quale egli ricopriva la cattedra di professore. È tuttavia appurato che Ewald Jürgen Georg von Kleist, un ex studente della stessa università di Leida, di origini prussiane, aveva costruito il condensatore indipendentemente già nell'anno precedente. In realtà la bottiglia fu il risultato di una scoperta casuale avvenuta intorno al 1745 ad opera dei due nel corso di esperimenti per elettrizzare l'acqua contenuta in un recipiente di vetro.

Veniva prodotta in diverse versioni: ad armatura fissa, a giara e ad armatura mobile. I primi condensatori a facce piane e parallele compariranno molto più tardi (Epino, 1787). La bottiglia di Leida diviene presto un elemento costante negli esperimenti di elettricità.Per tutto l'Ottocento viene impiegata per potenziare il funzionamento delle macchine elettrostatiche, associata agli elettrodi. A seconda delle necessità, più bottiglie di Leida in batteria venivano disposte in serie o in parallelo, su una base comune o alloggiate in una cassetta rivestita internamente da una foglia di stagno.

Una ulteriore curiosità interessate su questo strumento è che Bejamin Franklin in un brano della sua autobiografia scrisse, in riferimento alla bottiglia:

“Come sono stupendamente combinati e bilanciati questi due stati dell’elettricità, più e meno, in questa bottiglia miracolosa, situati e collegati l’un l’altro in un modo che non riesco a capire!”