Museopedia

Lamine di Chladni

Tre lamine in ottone, di cui una circolare e due quadrate sono inserite ognuna su uno stelo tornito innestato su una base di ferro molto pesante.
Le lamine sono utilizzate per visualizzare le figure di Chladni, usando sabbia sottile sparsa sulla lamina ed eccitando il bordo con un archetto di violino. Le figure sono prodotte dalle vibrazioni stazionarie che si generano in seguito all'eccitazione: la sabbia si dispone lungo le linee nodali, cioè lungo le linee in cui l’ampiezza della vibrazione è nulla per la stazionarietà delle onde che si instaurano sulla lamina. Le figure ottenute possono essere varie e più o meno complicate se, con le dita, si premono parti diverse della lastra, smorzando le oscillazioni nei punti toccati e generando cosi dei nodi. Chladni verificò che ad uguali figure corrispondevano uguali suoni, ma non era vero il contrario.

Approfondimento

Nel diciottesimo secolo Ernst Chladni (1756-1827), fisico tedesco nato a Lipsia, applicò ad un violino una lamina sottile di metallo su cui distribuì una piccola quantità di sabbia sottilissima. Facendo scorrere l'archetto sulle corde scoprì che quando sosteneva a lungo uno stesso suono la sabbia si muoveva formando motivi geometrici di cerchi interconnessi e concentrici mentre quando modificava l'altezza del suono le particelle di sabbia si muovevano creando altre forme organiche: spirali, raggiere, griglie esagonali.