Museopedia

Apparecchio per la rifrazione

Esso è costituito da due piastre di ottone parallele, verniciate di nero e avvitate ad un’asta, pure in ottone su di un piede in ferro con viti di livello, in ottone. Tra le piastre sono posti due vetri di un certo spessore. Versando un liquido più o meno rifrangente si ottiene un prisma. Mandando un raggio luminoso ad incidere su uno dei vetrini e inclinandolo sempre più, aumenta pure la deviazione del raggio rifratto emergente. Sotto al prisma vi è una vasca in porcellana per la raccolta dei liquidi.

Approfondimento

L’apparecchio per la rifrazione si basa sulla Legge di Snell-Cartesio. La legge è documentata per la prima volta in un manoscritto risalente al 984 del matematico arabo Ibn Sahl, che la usò per ottenere i profili delle lenti asferiche. Nel 1621, fu scoperta da Willebrord Snell, in una forma matematicamente equivalente, ma rimase inedita fino alla sua morte. Tale legge reca, oltre al suo, anche il nome di Cartesio, che la scoprì in base ad un procedimento diverso, non sperimentale, e la pubblicò per primo nella sua "Dioptrique".