Museopedia

Dinamopsicroscopio

Dal greco δύναμις (forza) - ψυχρός (freddo) - σκόπιον (osservare), questo apparecchio serve per mostrare gli effetti meccanici della dilatazione dei metalli. Una grossa sbarra di ferro è serrata tra le due estremità di una morsa: da una parte è bloccata da un cilindretto di ghisa introdotto attraverso un foro, dall'altra è stretta mediante una robusta vite. Se si stringe ancora la vite e si riscalda la barra con la fiamma del gas si può vedere che dopo un po' è possibile ancora serrare la vite, a dimostrazione del fatto che la sbarra si è dilatata per effetto del riscaldamento. Serrata allora nuovamente la vite, se si spegne la fiamma e si innaffia la sbarra per raffreddarla, ritraendosi per acquistare la lunghezza originaria, esercita uno sforzo talmente intenso che il cilindretto di ghisa che la trattiene si spezza nel giro di qualche minuto.

 

Approfondimento

La ghisa nell'Ottocento era anche chiamata "ferraccio" per la minore qualità e la peggiore lavorabilità rispetto all'acciaio dolce. Essa è una lega ferrosa costituita principalmente da ferro e carbonio con tenore di carbonio relativamente alto (2,06% < C < 6,67% che è il limite di saturazione) ottenuta per riduzione o trattamento a caldo dei minerali di ferro. Rispetto all'acciaio dolce (C < 1,5%), la ghisa presenta maggiore durezza, quindi maggior resistenza all'abrasione, e minore resilienza, quindi maggiore fragilità, inoltre ha un coefficiente di dilatazione termica più basso.