Antimonite

L’antimonite o stibnite, dal greco stibi e dal latino stibium, bastone, è un minerale appartenente alla classe dei solfuri. Il suo sistema cristallino è ortorombico e possiede un aspetto molto vario. Ha cristalli prismatici, allungati ed appiattiti trasversalmente, striati parallelamente all'allungamento e solitamente in aggregati raggiati, talvolta curvi. Comuni anche le masse feltrate o compatte, spesso alterate. Il colore dell’antimonite va dal grigio acciaio al nero con patine iridescenti. È un minerale tenero, pesante, con frattura subconcoide. È perfettamente sfaldabile parallelamente all'allungamento e i cristalli che presenta sono sì flessibili ma non elastici. L’antimonite è opaca con viva lucentezza metallica, fonde colorando di blu la fiamma ed è solubile in acido cloridrico concentrato. Infine è decomponibile in idrossido di potassio. Essa si forma in filoni idrotermali di bassa temperatura ed è associata a minerali quali argento, piombo, mercurio e anche come precipitato da sorgenti termominerali. Si può trovare nelle miniere del Giappone e non solo, infatti vi sono importanti giacimenti in Borneo, Cina, Romania e Francia. In Italia è stata ritrovata in bei cristalli presso Siena e Grosseto. mentre in masse compatte in alcune miniere della Sardegna. L’antimonite veniva usata dai Giapponesi come tutore dei fiori e ornamento per i giardini. Al giorno d'oggi, ha un ruolo importante in molte leghe metalliche, nelle batterie elettriche, in pirotecnia, nell'industria sanitaria, tessile, della gomma e del vetro. Nel Medioevo era utilizzata per la fabbricazione di cosmetici e medicamenti. Secondo una leggenda poi, il nome antimonite deriverebbe da “anti-monaco” poiché alcuni monaci, in età medievale, ne avrebbero fabbricato delle posate, non sapendo che questo minerale avrebbe avuto effetti emetici.